Ucraina. Militari russi per le strade di Pokrovsk, 2 dicembre 2025 (Ansa)
È una pillola amara e certamente difficile da digerire, ma altrettanto realistica quella che – secondo il generale Vincenzo Giallongo – Zelensky deve ingoiare se vuole veramente uscire dall’impasse della guerra in Ucraina, ormai prossima all’inizio del quinto anno consecutivo con costi altissimi pagati soprattutto dal suo popolo: una pillola che parla di sconfitta e accettazione, perché secondo il generale ormai è chiaro a tutti che la guerra sul fronte dell’Ucraina “è persa” e solamente con il giusto “realismo” si può veramente “uscire dal conflitto”.
Facendo un passo indietro, infatti, Giallongo ricorda che la tregua proposta da Trump in Ucraina si è rivelata – esattamente come tutti si aspettavano – solamente “una farsa” con Putin che ha sì interrotto gli attacchi diretti su “Kiev e (..) sugli apparati energetici”, ma continuando a bersagliare il resto dell’Ucraina con “i droni Safari (..) diretti esclusivamente sulla popolazione“; mentre al contempo è diventato chiaro che Trump “è completamente dalla parte (..) del Cremlino” in una sorta di “sudditanza” dettata dalla volontà di tornare a “fare affari con Putin”.
Proprio per queste ragioni – ma non solo – secondo Giallongo ora Zelensky deve trovare il coraggio di ammettere la sconfitta dell’Ucraina e chiedere a Trump “due mesi (..) per tenere un referendum” sulla cessione del Donbass: un punto – chiaramente – che non “basterà” perché nel frattempo Putin vuole anche la conferma che “non entri nella NATO”; fermo restando che non ci sono garanzie del fatto che la Russia si fermi, dato che lo zar è ormai convinto che riuscirà “raggiungere i [suoi] obiettivi con le armi“.
