28enne del Pakistan tenta di rapire bimbo di 8 anni (Foto: Ansa)
Risalirebbe alla mattinata di venerdì scorso l’omicidio a Palermo del 69enne Pietro De Luca, trovato in una pozza di sangue con la testa fracassata da un oggetto contundente dopo la segnalazione da parte di un 16enne che si è presentato in caserma confessando il delitto compiuto: un vero e proprio giallo, soprattutto a fronte del racconto reso dal ragazzo, attualmente trasferito in via preventiva al carcere minorile Malaspina.
Procedendo per ordine, secondo quanto riferito dal 16enne – anche lui, esattamente come la vittima, originario di Palermo -, i due si conoscevamo da tempo e la vittima l’avrebbe invitato a bere qualcosa in sua compagnia all’interno di quello stesso casolare: giunti sul luogo, però, l’uomo gli avrebbe fatto delle avance sessuali che il 16enne avrebbe rifiutato, facendo scattare l’ira dell’uomo che ha costretto il ragazzo a reagire; tanto da colpirlo diverse volte con un tubo di metallo che gli ha sfondato la testa.
Una versione – quella del 16enne – attualmente al vaglio degli inquirenti di Palermo, ma che presenterebbe già alcune (potenziali) incongruenze: la prima è legata all’arma del delitto, con l’ipotesi che sia stata portata sulla scena dallo stesso 16enne; mentre la seconda è relativa ad alcuni messaggi inviati dal cellulare della vittima in un orario successivo al decesso, ipoteticamente per dissimulare la morte dell’uomo.
