Vladimir Putin (Ansa)
Si è verificato nella nottata tra ieri e oggi un nuovo attacco da parte dell’Ucraina contro la Russia, in un ennesimo esempio di quello che il presidente Zelensky è solito chiamare “sanzioni ucraine”, ovvero colpi mirati contro le infrastrutture energetiche russe, fondamentali – per il Cremlino – per continuare a finanziare la sua guerra di aggressione che perdura ormai da più di quattro anni a questa parte: sanzioni – naturalmente – che Mosca ha già promesso che non resteranno impunite.
L’attacco ucraino contro la Russia, questa volta, ha colpito un terminal portuale petrolifero a San Pietroburgo, a circa – ha spiegato Zelensky – 850 chilometri di distanza dai confini dell’Ucraina; mentre sono stati bersagliati anche alcuni obiettivi militari non meglio definiti a Kronstadt: a detta del presidente ucraino, gli attacchi sono stati un successo e il governatore di San Pietroburgo ha invitato i cittadini a rimanere all’interno delle loro abitazioni.
Dal canto suo, invece, la Russia – tramite il Ministero della Difesa – ha già promesso che “il tentativo di Zelensky di danneggiare obiettivi civili (..) non resterà senza adeguate azioni di ritorsione”, parlando di un attacco “sventato” da parte di numerosi missili da crociera Flamingo e droni contro diverse aree del territorio russo; mentre dalla Crimea è arrivato l’allarme su un altro attacco ucraino che avrebbe causato la morte di una persona e il ferimento di altri due.
