Iran, l'ayatollah Khamenei (Foto: Ansa)
Si stanno tenendo in queste ore a Teheran i funerali di Khamenei, ex Guida Suprema – oggi diventato “Leader Martire” – ucciso da un raid israeliano all’inizio del conflitto per il quale sono state recentemente avviate le trattative sulla pace: un momento ampiamente atteso dalla popolazione e che – secondo numerosi esperti – funziona soprattutto in chiave sociale come leva per ricompattare il popolo attorno a un regime che negli ultimi anni stava iniziando a diventare stretto.
Non a caso, i funerali di Khamenei non saranno una celebrazione unica, ma sono stati organizzati su più giorni – almeno fino a martedì prossimo, proclamata giornata festiva per la città di Teheran – e si prevede l’afflusso di migliaia di persone nella capitale per porgere l’ultimo saluto al Leader Martire: la salma sarà esposta nella Grande Moschea fino a lunedì, giornata in cui si terrà una grande processione per le vie cittadine; mentre la sepoltura vera e propria è attesa non prima di giovedì prossimo nella città di Mashhad.
Sui funerali di Khamenei, però, c’è anche un vero e proprio giallo relativo alla presenza del figlio Mojtaba, subentrato nel ruolo di Guida Suprema qualche giorno dopo la morte e – fino ad oggi – mai apparso in pubblico: stando a delle indiscrezioni interne, l’ayatollah avrebbe espresso la sua volontà di partecipare ai funerali, ma gli sarebbe stata negata dai Pasdaran per il timore di attacchi da parte di Israele; mentre altre voci ritengono che si farà vivo solamente giovedì per presenziare alla sepoltura vera e propria.
