Valter Lavitola (ansa)
Valter Lavitola resta in carcere: a deciderlo sono stati i giudici del Riesame di Roma che hanno respinto la richiesta di scarcerazione per il reo confesso mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – storico volto di Report -, confermando l’aggravante del metodo mafioso; mentre si attende ancora una decisione sull’eventuale concessione dei domiciliari in Basilicata chiesti dai legali del faccendiere.
Peraltro, i legali di Lavitola contestano – da un lato – la competenza territoriale, sostenendo che le indagini spettino a Napoli o ad Avellino, luogo da cui è partito l’esplosivo, e – dall’altro lato – il movente politico: secondo la difesa, infatti, il faccendiere avrebbe agito per una sorta di paradossale senso di protezione verso Ranucci, legato a lui da una fraterna amicizia, sperando di ottenere un riscatto sociale personale.
Riguardo alle dinamiche dell’attacco, inoltre, la difesa ha precisato che Lavitola si è assunto le proprie responsabilità pur sostenendo di aver dato un “mandato in bianco” all’esecutore materiale Gomez Tavares, lasciandogli piena libertà d’azione senza specificare l’uso di un ordigno: la tesi – insomma – è che, nonostante il faccendiere si sia assunto le piene responsabilità per l’accaduto, l’idea della bomba sarebbe stata partorita dall’esecutore materiale.
