Vladimir Putin (Ansa)
Tensioni internazionali e timori sanitari sono al centro della morte – lo scorso 2 ottobre – di un’operatrice dell’Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk, in Siberia: mentre indiscrezioni mediatiche ipotizzano un contagio accidentale da peste polmonare e parlano di un secondo potenziale caso, il Cremlino bolla come “false” la maggior parte delle notizie circolate, smentendo la presenza del batterio nella regione e assicurando l’avvio di rigide indagini epidemiologiche.
La vicenda ha spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità a chiedere formale trasparenza a Mosca su quanto sta accadendo in Siberia: attraverso un appello del direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus, l’OMS – infatti – ha sollecitato chiarimenti clinici sul patogeno e sulla salute dei contatti stretti della vittima; mentre – sul fronte geopolitico – il portavoce Dmitry Peskov ha negato di aver ricevuto pressioni diplomatiche da parte degli Stati Uniti sul caso di peste, notizia avanzata dal Wall Street Journal.
L’allarme – nel frattempo – ha valicato i confini della Siberia per arrivare fino alle istituzioni europee: il Comitato per la sicurezza sanitaria dell’Unione Europea, infatti, si è riunito d’urgenza insieme all’ECDC per monitorare l’evoluzione del caso; mentre la Commissione Europea ha ribadito la necessità di ottenere dati microbiologici affidabili da Mosca, mantenendo la massima attenzione sulla sicurezza dei laboratori ad alto rischio.
