Ospedale (Ansa)
È scattato in questi giorni l’allarme in Francia per il primo caso accertato al mondo di infezione umana da virus Shamonda, che ha portato al decesso di un paziente gravemente immunodepresso per complicazioni cerebrali: conosciuto fin dagli anni ’60 in Africa come patogeno esclusivamente animale e trasmesso dalla puntura di piccoli moscerini pungitori, il virus si era diffuso negli allevamenti bovini europei soltanto nell’estate del 2026.
Le autorità sanitarie di Parigi e gli esperti del settore – dopo il decesso dell’uomo – hanno rassicurato la popolazione, sostenendo che non sussiste alcun rischio di contagio di massa per il virus Shamonda: negli animali da allevamento, infatti, l’infezione provoca febbre, un calo della produzione di latte e problemi neurologici e il salto di specie nell’uomo rimane un evento del tutto eccezionale, facilitato – in questo specifico caso – dalle severe condizioni di vulnerabilità immunitaria del paziente.
Secondo esperti e virologi, tra cui Massimo Andreoni, non vi è alcuna prova che il patogeno sia mutato per adattarsi all’essere umano, ma la comparsa del virus Shamonda in Europa e la sua potenziale trasmissione costituiscono un significativo campanello d’allarme, legato ai cambiamenti climatici e alla globalizzazione, che favoriscono lo spostamento degli insetti in nuove aree geografiche.
