Lavoro (Foto da Pixabay)
Il caso dei 37 lavoratori licenziati a Marghera da una società fintech per fare spazio all’intelligenza artificiale riaccende il dibattito sul futuro del lavoro e sulle politiche necessarie per governare la transizione tecnologica: Giuliano Cazzola, nell’analisi pubblicata su IlSussidiario.net, invita a non leggere l’episodio solo come un’emergenza occupazionale, ma come un segnale di cambiamento strutturale che richiede risposte tempestive.
La decisione dell’azienda, intrecciata alla crescente integrazione dell’AI nei modelli produttivi, ha colpito lavoratori altamente qualificati e ben retribuiti, mostrando come la trasformazione digitale non riguardi più solo mansioni ripetitive ma anche professioni ad alto contenuto tecnico. Se fermare il progresso tecnologico non è possibile, allora il vero nodo verte sulla capacità di aggiornare strumenti e politiche del lavoro, per cui i sindacati sono chiamati a superare una difesa rigida dei modelli del passato, invece le istituzioni devono rafforzare le politiche attive, la formazione continua e la riqualificazione professionale per accompagnare i lavoratori nei cambiamenti.
Cazzola richiama anche esperienze storiche di innovazione, dalla stampa alla digitalizzazione, che hanno trasformato profondamente l’occupazione senza eliminarla; l’intelligenza artificiale potrebbe generare nuovi posti di lavoro e opportunità , soprattutto in un Paese come l’Italia segnato da un calo demografico e da una crescente difficoltà delle imprese nel trovare personale qualificato. Ma bisogna saper anticipare il cambiamento: senza un adeguamento tempestivo delle politiche e dei contratti, il rischio è quello di subire la trasformazione tecnologica invece di governarla.
