Intelligenza artificiale
Confermando il medesimo quadro al quale assistiamo – parzialmente inermi – da diversi anni a questa parte, il recente report Desi dalla Commissione europea ha piazzato l’Italia al 23esimo posto (ovviamente su 27) per la competenze digitali: sono, infatti, solamente il 45,6% i cittadini che posseggono competenze basilari sull’uso della tecnologia, rispetto a una media europe che supera agilmente il 55 per cento.
Non è certo una novità che l’Italia sia tra i fanalini di coda quando si parla di competenze digitali, ma adesso – ben più che in passato – quel dato rischia di trasformarsi in un importante fattore di esclusione sociale: il discrimine, ovviamente, è rappresentato dal galoppare rapidissimo dell’Intelligenza artificiale, già integrata in migliaia di funzioni e sistemi e che è destinata a diventare sempre più pervasiva nel mondo del lavoro e nella vita privata di ognuno di noi.
Senza le dovute competenze digitali legate all’IA, buona parte della popolazione rischia di finire al centro di cambiamenti che non riesce veramente a comprendere, aumentando ulteriormente quel digital divide con il resto della popolazione: proprio per questo è importante che si inizi a dare veramente attuazione all’articolo 4 all’AI Act europeo, nel quale si postula l’importanza dell’alfabetizzazione nell’uso della nuova tecnologia.
