Sabino Cassese (Ansa)
Intervistato sulle pagine del Sole 24 Ore, il docente esperto di diritto Sabino Cassese – nonché ex magistrato – ha lanciato un vero e proprio allarme sul fenomeno del dumping contrattuale, ovvero l’esistenza dei cosiddetti “contratti pirata” che rientrano all’interno dei contratti collettivi nazionali, ma che sono stati stipulati – spiega – da “sindacati poco rappresentativi” con l’unico obiettivo di “ridurre i costi” per le aziende offrendo meno tutele ai dipendenti rispetto a quelle previste dai CCNL ufficiali di categoria.
Partendo dai numeri, Cassese ricorda che in Italia esistono “circa mille” differenti sigle sindacali – con meno del 10% che aderisce effettivamente alla contrattazione collettiva – e altrettanti differenti contratti lavorativi, moltissimi dei quali (per non dire la quasi totalità) pirata; il tutto con l’ulteriore complessità legata al fatto che i giudici possono autonomamente “stabilire l’interpretazione (..) di proporzionalità, sufficienza (..) e decorrenza” dei salari, nel caso in cui si trovino coinvolti in una causa legata a un CCNL.
In tal senso, secondo Cassase è importante iniziare a ragionare su un “intervento legislativo” che riduca gli effetti del dumping contrattuale: il punto principale, secondo il docente, dovrebbe essere agganciare la “retribuzione (..) ai contratti collettivi” stipulati dai sindacati maggiormente rappresentativi; ma altrettanto importante dovrebbe essere impedire ai giudici di pronunciare sentenze retroattive, limitando l’applicazione “sine die” alla pronuncia.
