Stretto di Hormuz (Ansa)
La crisi nel Golfo Persico e il blocco dello Stretto di Hormuz rischiano di avere effetti diretti anche sulla disponibilità dei farmaci: a lanciare l’allarme è Lucia Aleotti, vicepresidente di Confindustria, intervenuta a un evento di Farmindustria a Roma. Già dall’estate potrebbero emergere carenze di medicinali in Europa e in Italia, perché il problema nasce dalla forte interconnessione della filiera farmaceutica: la produzione di principi attivi è molto energivora e il rincaro dell’energia sta facendo esplodere i costi. A pesare sono anche i materiali di confezionamento, come l’alluminio, aumentati fino al 25%.
Questo mette il settore in una situazione critica: da un lato costi in forte crescita, dall’altro l’impossibilità di adeguare i prezzi dei farmaci, regolati e quindi rigidi. Il rischio, secondo Aleotti, è una progressiva riduzione delle forniture, con ricadute sulla disponibilità per pazienti e sistemi sanitari.
Ma gli effetti impattano anche sulla crescita economica del comparto farmaceutico italiano, che potrebbe passare da una previsione positiva a una recessione, se la crisi dovesse prolungarsi fino alla fine dell’anno. A complicare il quadro, anche le pressioni degli Usa per riportare la produzione farmaceutica oltreoceano con le sue politiche commerciali aggressive.
Per evitare uno scenario critico, l’industria chiede interventi urgenti: revisione dei prezzi, riduzione dei meccanismi di payback e una strategia europea più forte per sostenere il settore.
