Venezia (Foto da Pixabay)
Venezia potrebbe non bastare più a sé stessa: non nel breve periodo, ma in un orizzonte di alcuni secoli, quando l’innalzamento del mare potrebbe mettere in crisi definitiva l’equilibrio fragile su cui si regge la città lagunare. È quanto emerge da un nuovo studio coordinato dall’Università del Salento e dall’Università dell’East Anglia, pubblicato su Scientific Reports, che analizza le possibili strategie per salvare uno dei luoghi più iconici al mondo.
Venezia, patrimonio dell’UNESCO, convive da oltre un secolo con un aumento progressivo delle inondazioni. Attualmente la sua difesa è il Mose, un complesso sistema di paratoie mobili che protegge la laguna dalle maree più alte, ma secondo i ricercatori potrebbe non essere sufficiente nel lungo periodo.
Lo studio mette a confronto quattro possibili scenari: il primo prevede il potenziamento delle barriere esistenti, che potrebbero reggere fino a un innalzamento del mare di circa 1,25 metri; il secondo immagina dighe ad anello attorno al centro storico, isolandolo dal resto della laguna; il terzo propone una soluzione più radicale, chiudere completamente la laguna con un “super argine”; infine, l’ipotesi più estrema è quella di trasferire la città nell’entroterra, spostando abitanti, edifici e patrimonio artistico.
Le tempistiche raccontano quanto la sfida sia complessa: alcuni interventi potrebbero diventare necessari già entro il 2100, invece il trasferimento della città entrerebbe in gioco solo con un innalzamento superiore ai 4,5 metri, possibile dopo il 2300. Anche i costi sono imponenti: dalle centinaia di milioni per le dighe fino a oltre cento miliardi per un eventuale trasferimento.
