Carabinieri (Ansa)
Sembra inserirsi all’interno di una più ampia guerra mafiosa il tentato omicidio che si è registrato a Napoli lo scorso aprile, ai danni di Vincenzo Lo Russo, nipote di uno dei reggenti del clan Lo Russo-Capitoni che si è salvato per miracolo dopo un brutale agguato da parte di due persone, recentemente raggiunte dagli inquirenti e arrestate: il tentato omicidio risale al giorno 17 dello scorso mese e si è verificato nel rione “Siberia”, al centro di serrate indagini che sono andate avanti per un paio di settimane.
Partendo proprio dal tentato omicidio a Napoli, la ricostruzione della dinamica (e dei responsabili) è stata possibile grazie alle telecamere presenti nell’area dell’agguato: nei video, infatti, si vede Vincenzo Lo Russo incontrare tre persone e dopo un saluto con un bacio sulla guancia, uno di loro che lo colpisce con un casco e con una serie di calci e pugni, prima di estrarre una pistola e sparargli contro cinque colpi, lasciandolo esanime – ma ancora in vita – a terra.
Il movente, secondo gli inquirenti di Napoli, va ricercato all’interno di una diatriba interna al clan che sarebbe scoppiata in carcere: in una chiamata intercettata tra Vincenzo e il padre – attualmente detenuto – viene, infatti, indicato come responsabile “quello con cui ebbi una discussione anni fa”, con l’esortazione del padre a “farlo piangere buttandogli due a terra”, con un gergo che indica – ovviamente – la necessità di uccidere almeno due persone.
