Chiara Poggi (Foto: dal web)
Sembra pronta a ribaltarsi la dinamica dell’omicidio di Garlasco che fu accertata in seno al primo filone di indagini contro Alberto Stasi, escludendo alcuni degli elementi – almeno, di quelli interni alla villetta – che furono considerati fondamentali per incriminare l’ex fidanzato della vittima: all’epoca, infatti, si parlò di un’aggressione lampo avvenuta sulla porta d’ingresso, con Stasi che usò – pur in assenza di tracce di sangue nello scarico – il lavandino del bagno di servizio al piano terra della villetta per ripulirsi dal sangue prima di tornare a casa e confezionare il suo alibi.
Una ricostruzione che ora – appunto – è stata in larghissima parte ribaltata dalla consulenza commissionata dalla Procura e realizzata della dottoressa Cattaneo: questa, infatti, ipotizza (secondo le attuali indiscrezioni) che il delitto di Garlasco fu realizzato in tre differenti fasi, tra una prima aggressione nei pressi del soggiorno dopo la quale Chiara cadde a terra, prima di essere trascinata verso la porta del seminterrato, aggredita una seconda volta (con la 26enne che provò anche a difendersi), gettata dalle scale e – infine – aggredita una terza volta.
Non solo, perché nella nuova ricostruzione sul delitto di Garlasco sono cadute anche due delle certezze che portarono alla condanna di Stasi: in primo luogo, l’aggressore non sarebbe entrato dalla porta di ingresso dopo aver citofonato, ma si sarebbe intrufolato di nascosto, approfittando dell’allarme disinserito per permettere l’uscita dei gatti della famiglia Poggi; mentre, in secondo luogo, per ripulirsi il killer non avrebbe usato il lavandino del bagno di servizio, ma il lavello della cucina.
