Narges Mohammad (x)
È stata diffusa in queste ore la notizia dell’aggravamento delle condizioni di salute di Narges Mohammad, la giornalista e attivista – peraltro laureata in fisica – iraniana che da decenni si batte contro il regime degli ayatollah a favore dei diritti delle donne, tanto che nel 2023 era stata insignita con il prestigioso premio Nobel per la pace proprio in virtù delle sue durissime battaglie “contro l’oppressione delle donne” e a favore della promozione di “diritti umani e libertà ” in Iran.
Oltre al Nobel, però, le sue battaglie – come’è facile immaginare – hanno fatto finire Narges Mohammad nelle “lista nera” del regime iraniano, tanto che oggi conterebbe circa 13 differenti arresti e 5 condanne penali: la più dura di queste è sicuramente stata quella del 2016, quando un tribunale degli ayatollah la condannò a 30 anni di reclusione e a 154 frustate; e nonostante fu graziata da Ali Khamenei, solamente lo scorso dicembre fu nuovamente arrestata.
Proprio durante la detenzione che sta scontando, le condizioni di salute di Narges Mohammad si sono pesantemente aggravate, con un primo infarto denunciato dai suoi legali lo scorso marzo e un quadro clinico attualmente descritto come “disperato”: non a caso, la comunità internazionale – prima la Francia, poi la Spagna e anche l’Unesco – si è immediatamente mobilitata, chiedendo al regime la scarcerazione dell’attivista e il ricovero in ospedale.
