Valter Lavitola (ansa)
È durato circa dieci ore il colloquio in Procura a Roma di Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, sentita come persona informata sui fatti nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci: la donna ha chiarito immediatamente di non aver saputo nulla della bomba e sembra aver consegnato agli inquirenti numerosi documenti utili a ricostruire le attività imprenditoriali e i flussi finanziari del faccendiere, compresi – soprattutto – gli affari sui carbon credit africani e la gestione del bistrot “Cefalù” a Roma.
Gli investigatori – grazie all’aiuto di Potenza, ma non solo – puntano a chiarire le disponibilità economiche e le ipotesi di riciclaggio o intestazione fittizia legate a Lavitola, per il quale resta confermata la detenzione in carcere come mandante reo confesso dell’attentato: madre di due figli avuti con il faccendiere, Potenza ha espresso anche una forte amarezza per le recenti rivelazioni sulla vita privata dell’uomo, sottolineando che rifiuterà categoricamente di accoglierlo in casa nel caso in cui gli venissero concessi i domiciliari.
L’interrogatorio a Potenza, comunque, pur non avendo fornito informazioni utili sull’attentato potrebbe aiutare a ricostruire il cosiddetto filone africano dell’indagine su Lavitola, unendosi alle dichiarazioni già rese del socio africano del faccendiere, Benjamin Chimutengo: questi, infatti, aveva espresso forti dubbi sull’origine dei fondi gestiti dal faccendiere e sull’effettiva esistenza del business in Camerun, ipotizzando che quel denaro potrebbe aver finanziato l’attentato.
