Youssef Siher (ansa)
Si terrà domani nel carcere di Milano l’interrogatorio di convalida del fermo per Youssef Siher, il ricercatore 30enne ritenuto la mente ideologica del “Movimento 17 ottobre”: il giovane – indagato insieme alla moglie per aver gestito in esclusiva i canali social del gruppo – deve rispondere di istigazione a delinquere, violenza organizzata e terrorismo, con l’aggravante sovversiva scattata a causa dei richiami espliciti al “manuale di rivolta egiziano” della Primavera Araba e dell’invito a replicare in Italia i violenti disordini registrati nelle piazze francesi.
Gli inquirenti della Digos e della Polizia Postale sono riusciti a rintracciare Youssef Siher localizzando il telefono della coniuge poco prima che venissero pubblicati i punti di ritrovo pianificati per le proteste in 8 città italiane, con un messaggio potenzialmente destinato a oltre 150mila utenti; mentre, nel frattempo, la Procura di Genova ha avviato approfondimenti per verificare eventuali legami e contatti tra il ricercatore – noto per le sue posizioni pro-Palestina – e l’inchiesta della DDA legata ai presunti finanziamenti a favore di Hamas tramite reti benefiche.
Sullo sfondo delle indagini su Youssef Siher emerge anche l’ipotesi di una convergenza strategica tra le manifestazioni di piazza e il fronte della guerra informatica: secondo l’intelligence – infatti – il movimento puntava a una saldatura con la rete di hacker filorussi “Noname”, pronti a sferrare attacchi informatici coordinati contro siti istituzionali e infrastrutture critiche del Paese; con accuse di ingerenza respinte con fermezza da Vladimir Putin, che in una recente intervista ha attribuito le violenze in Europa alle fragilità interne dei governi occidentali.
