Commissione UE (Ansa)
Il protocollo Italia Albania sui centri per migranti (Cpr) è stato ritenuto valido dall’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Ue, secondo cui l’accordo è compatibile con il diritto europeo in materia di asilo e rimpatri, ma solo a una condizione chiave, cioè la piena tutela dei diritti dei migranti. Il giudizio ha subito acceso il dibattito politico, con la premier Giorgia Meloni che è intervenuta per criticare le interpretazioni giuridiche che – a suo dire – hanno rallentato l’attuazione del progetto, invece le opposizioni invitano alla cautela, perché non è una sentenza definitiva e non vincola la decisione dei giudici.
Il Protocollo, firmato tre anni fa, prevede la creazione di Cpr sul territorio albanese, ma sotto giurisdizione italiana, con l’obiettivo di gestire parte delle procedure di rimpatrio e delle richieste di asilo fuori dai confini nazionali, così da alleggerire la pressione sul sistema interno, ma il progetto è stato fin dall’inizio oggetto di critiche per costi alti e dubbi sulla tutela effettiva dei diritti fondamentali.
Il parere dell’avvocato generale introduce un punto cruciale: l’Ue non vieta, in linea di principio, la creazione di centri in Paesi terzi, ma impone che siano garantite tutte le tutele previste, dall’assistenza legale all’accesso alla giustizia, fino alla protezione dei soggetti vulnerabili, ed è proprio su questo aspetto che si gioca la partita giuridica e politica. Ora la decisione passa ai giudici della Corte, che nei prossimi mesi dovranno esprimersi in via definitiva.
