Pichetto Fratin (Ansa)
Nel pieno della crisi energetica scaturita dalle tensioni a Hormuz, mentre l’UE a breve dovrebbe presentare il suo piano, il nostrano ministro dell’Energia Gilberto Pichetto Fratin ha lanciato un paio di ipotesi per superare la fase più critica dell’emergenza, attivabili soprattutto nel caso in cui in Medio Oriente non si arrivi a un accordo e la crisi militare in Iran (e a Hormuz) dovesse perdurare per diversi mesi.
Nonostante la chiusura – ma “non lo smantellamento”, precisa – ordinata nel dicembre del 2025, infatti, Pichetto Fratin si è detto pronto a riattivare le centrali energetiche a carbone, nel caso in cui il gas dovesse “superare i 70 euro al megawattora”: una soluzione – precisa chiaramente il ministro – che avrebbe un carattere puramente “residuale” e che non tornerà a essere la normalità, utile soprattutto – appunto – per superare la crisi.
D’altra parte, secondo Pichetto Fratin resta chiaro – aderendo pienamente al PPE del quale fa parte il partito al quale è tesserato, ovvero Forza Italia – che l’interruzione delle forniture di gas russo è un percorso ormai consolidato e sul quale solamente l’Europa potrà “più avanti” fare un passo indietro: in tal senso, la direzione deve restare quella che punta al nucleare e alle rinnovabili più classiche, con una finestra di tempo, però, ben più dilatata.
