Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, con Giancarlo Giorgetti, ministro dell'Economia (Ansa)
La trattativa europea sulle spese energetiche si è trasformata in una corsa contro il tempo per l’Italia: all’Eurogruppo e poi all’Ecofin, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti porta avanti la richiesta di estendere all’energia la clausola di salvaguardia prevista per le spese della difesa, trovando davanti a sé un muro di resistenze. Commissione europea, Bce e gran parte dei partner comunitari ritengono che sia rischioso allargare troppo le maglie del Patto di stabilità in una fase già segnata da inflazione alta e crescita debole.
Ma è emersa l’ipotesi di un compromesso, un “piano B” che nelle ultime ore prende sempre più forma nei colloqui tra Roma e Bruxelles: l’idea sarebbe quella di concedere all’Italia una mini-deroga, le spese energetiche potrebbero essere scorporate, ma solo per un anno e solo se destinate a investimenti strutturali e legati alla sicurezza energetica. Un’apertura limitata, quindi, ben diversa dalla clausola pluriennale prevista per la difesa.
Giorgetti continua a mostrarsi fiducioso: il confronto con il commissario europeo agli Affari economici Valdis Dombrovskis è costante, tanto che il ministro scherza dicendo di parlare “più con lui che con Crosetto”. Dietro l’ironia, però, resta la consapevolezza che Bruxelles si muove con estrema cautela.
Il governo italiano punta così su un pacchetto più ampio: oltre alla mini-clausola, Roma vorrebbe usare le risorse residue del Pnrr e rivedere il perimetro dei fondi di coesione. Due strumenti che potrebbero valere circa 3 miliardi di euro e che, insieme alla flessibilità sui conti, consentirebbero di alleggerire l’impatto del caro energia senza compromettere troppo il percorso di rientro dal deficit eccessivo.
Sul tavolo pesa però il richiamo della Bce: Christine Lagarde ha ribadito che ogni misura dovrà essere “temporanea, mirata e calibrata”, avvertendo che deviazioni permanenti potrebbero influenzare la politica monetaria europea. Per cui, se l’inflazione continuasse a salire, già a giugno Francoforte potrebbe tornare ad alzare i tassi.
