La sede della Banca d’Italia (Ansa)
Una più equa distribuzione dei lavori domestici tra uomini e donne potrebbe favorire la crescita dell’occupazione femminile in Italia. È quanto emerge da uno studio di Bankitalia che analizza il rapporto tra organizzazione della vita familiare, partecipazione delle donne al mercato del lavoro e andamento della natalità. La ricerca evidenzia però che, per invertire il calo delle nascite, il solo riequilibrio dei compiti in casa non basta: servono soprattutto servizi per l’infanzia più diffusi, a partire dagli asili nido.
Lo studio, intitolato “Puoi lavare tu i piatti? Uso del tempo all’interno della famiglia, offerta di lavoro e fertilità”, parte da un dato ormai consolidato nelle economie avanzate: i Paesi che registrano tassi più alti di occupazione femminile sono spesso anche quelli che dispongono di una rete più sviluppata di servizi per la cura dei figli. Secondo l’analisi, non è quindi il lavoro delle donne a determinare direttamente un aumento della natalità, ma la presenza di strumenti che permettano di conciliare attività professionale e vita familiare.
La ricerca sottolinea come la nascita di un figlio comporti inevitabilmente un aumento delle attività di cura e del lavoro domestico, con una conseguente riduzione del tempo disponibile per l’attività lavorativa. Un peso che continua a ricadere soprattutto sulle donne: in media, infatti, il contributo degli uomini alle attività domestiche è inferiore a un terzo di quello garantito dalle donne.
Secondo lo studio, una maggiore partecipazione maschile ai lavori di casa ridurrebbe questo squilibrio e permetterebbe a più donne di entrare o restare nel mercato del lavoro. Gli effetti sulla natalità, invece, sarebbero più limitati e meno prevedibili: se da un lato una migliore condivisione delle responsabilità familiari potrebbe agevolare la scelta di avere figli, dall’altro aumenterebbe anche il costo-opportunità della genitorialità per gli uomini.
Per questo motivo la ricerca individua nei servizi per l’infanzia uno degli strumenti più efficaci per sostenere le nascite: l’offerta di asili nido e di strutture dedicate alla cura dei bambini consentirebbe infatti alle famiglie di conciliare più facilmente lavoro e genitorialità. Non a caso, evidenzia lo studio, nelle aree del Mezzogiorno dove la disponibilità di nidi è più limitata si osserva una combinazione tra maggiore occupazione femminile e livelli di fertilità più bassi.
Lo studio della Banca d’Italia conferma quindi come il tema della natalità non dipenda solo dalle dinamiche familiari, ma richieda politiche di welfare capaci di sostenere in maniera concreta le famiglie, favorendo al tempo stesso una più equilibrata condivisione dei compiti domestici e un accesso più ampio ai servizi per la prima infanzia.
