Delitto di Garlasco, Marzio Capra (Foto: Zona Bianca)
A Zona Bianca c’è stato un ampio dibattito sul giallo di Garlasco e in collegamento vi era Marzio Capra, genetista e consulente della famiglia Poggi. Ad un certo punto, mentre si stava dibattendo sull’impronta 33, l’esperto ha acceso il dibattito, spiegando che a suo modo di vedere i ris che indagarono sull’omicidio di Chiara Poggi nel 2007 erano uomini di maggior esperienza rispetto a quelli di oggi della procura di Pavia e dei carabinieri di Milano Moscova. Stando al noto genetista, che ha spiegato di essere stato anche il vice comandante del reparto investigazioni speciali dei carabinieri, le indagini del 2007 furono quindi fatte a puntino e con la nuova inchiesta su Andrea Sempio non è emerso nulla di nuovo che possa cambiare l’esito del processo, ovvero, la condanna di Alberto Stasi.
Capra, nel corso della serata, ha parlato anche della famosa impronta 33 trovata sul muro della villetta di Garlasco e che per la procura apparterrebbe ad Andrea Sempio. A suo modo di vedere quella traccia andava discussa con un dibattimento in un incidente probatorio, ma in ogni caso non sarebbe equiparabile al palmo della mano dell’indagato, cosa che pensa anche la difesa dello stesso. Sull’Estathè trovato nella spazzatura della famiglia Poggi, Capra si dice certo che fu un errore non analizzarlo ma in ogni caso, se avessero trovato il dna di Stasi, sarebbe stata una prova a carico del già condannato.
La pensa però diversamente Pasquale Linarello, genetista e consulente proprio di Stasi, secondo cui introdurre anche eventualmente l’elemento dell’Estathè nell’azione omicidiaria, avrebbe allungato ulteriormente i tempi, di conseguenza si tratterebbe di una prova a discarico del suo assistito. Infine si è detto stupito e contrariato dalle parole di Capra su Ris del 2007, sottolineando che anche gli inquirenti di oggi sono uomini di assoluto livello.
