Imane Laloua (web)
Rimasto per più di 20 anni irrisolto, il caso dell’omicidio di Imane Laloua potrebbe essere prossimo a una svolta, con l’iscrizione da parte degli inquirenti di Firenze di un soggetto 45enne nel registro degli indagati, già attenzionato – ma senza reali riscontri – all’epoca dei fatti e attualmente residente proprio nel comune fiorentino: una (sempre potenziale) svolta dettata soprattutto dalla ferma volontà della madre della vittima di scoprire la verità, tanto da opporsi strenuamente all’archiviazione chiesta solamente nell’ottobre del 2024.
Tornando indietro con la mente, è bene ricordare che di Imane Laloua si parla almeno dal 2003, quando la donna – all’epoca dei fatti 23enne – scomparve nel nulla senza lasciare alcuna traccia: ci vollero ben tre anni per avere una primissima risposta, con il ritrovamento di alcuni resti umani a bordo strada sull’autostrada A1, poi identificati – ma solamente nel 2017 – come appartenenti alla 23enne marocchina.
Grazie a un’altra indagine – apparentemente scollegata a quella di Imane Laloua – gli inquirenti hanno posto nuovamente la loro attenzione su alcuni oggetti sequestrati a un uomo albanese che nel 2006 fu attenzionato proprio in relazione alla morte della 23enne, conservati tra i reperti, ma mai analizzati: proprio lo stesso uomo ora dovrà sottoporsi a una serie di accertamenti irripetibili, fini a scoprire se quegli oggetti possano contenere tracce riconducibili alla 23enne.
