Emanuele Ragnedda (Foto: La vita in diretta)
La procura ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Emanuele Ragnedda, l’uomo arrestato a settembre dell’anno scorso con l’accusa di aver ucciso Cinzia Pinna. A meno di un anno quindi da quella data, gli inquirenti sostengono di avere in mano elementi tali che possano portare ad una condanna nei confronti dell’imprenditore vinicolo, e toccherà ora al giudice per l’udienza preliminare stabilire il da farsi: far partire un processo o far cadere le accuse.
Ricordiamo che Emanuele Ragnedda si trova in carcere a Bancali, e nel ricostruire l’assassino di Cinzia Pinna ha parlato di legittima difesa: l’avrebbe uccisa in una tenuta di proprietà dello stesso, dopo di che avrebbe occultato il cadavere e avrebbe tentato anche di fuggire in barca, prima di essere fermato e arrestato. Secondo i magistrati che hanno svolto le indagini, l’imprenditore sardo avrebbe invece agito in maniera volontaria, ma bisognerà sostenere l’accusa nel dibattimento e gli avvocati difensori di Ragnedda vogliono provare a far valere la tesi del loro cliente, secondo cui lo stesso avrebbe sparato solo a seguito di un’aggressione subita.
Hanno quindi disposto una doppia consulenza, una affidata al medico legale Ernesto D’Aloja, e una invece a Dario Redaelli, noto criminalista che da anni segue anche la vicenda di Garlasco, al fianco della famiglia di Chiara Poggi. Ricordiamo che Cinzia Pinna venne uccisa di preciso nella notte fra l’11 e il 12 settembre dell’anno scorso, in Costa Smeralda, nella tenuta del Ragnedda situata fra la zona di Palau e Arzachena. I due vennero ripresi dalle telecamere in strada, con Cinzia Pinna che era apparsa alticcia, un eventuale aggravante quindi in quanto bisognerà comprendere se eventualmente l’imprenditore vinicolo abbia approfittato di tale situazione o meno.
