Cina e USA sull'orlo del baratro (Foto: Ansa 2025 EPA/ABEDIN TAHERKENAREH)
Prosegue il braccio di ferro in Iran, con il negoziato che era stato organizzato per la giornata di oggi che è saltato ed è stato rinviato a una data attualmente da destinarsi, con Teheran che ha fissato un chiaro e preciso paletto per tornare a Islamabad: l’unica (forse) buona notizia è che per l’ennesima volta le minacce di Trump di tornare a bombardare lo stato islamico non si sono concretizzate, sostituite nelle ore scorse da un nuovo prolungamento della tregua che sarebbe dovuta scadere oggi.
La tensione in Iran, comunque, resta palpabile: l’attuale oggetto della contesa sembra essere – naturalmente – lo Stretto di Hormuz, con Trump che ha già chiarito che intende mantenere attivo il suo blocco navale per evitare che Teheran possa guadagnare “500 milioni di dollari al giorno” grazie ai transiti petroliferi e gli ayatollah che hanno chiarito che finché il blocco resterà attivo, le possibilità di partecipare ai negoziati saranno veramente basse, per non dire nulle.
Nel frattempo, in risposta – o almeno, così sempre – al sequestro di qualche giorno fa di una nave mercantile iraniana, i Pasdaran hanno fatto sapere di aver posto sotto sequestro due imbarcazioni della compagnia MSC, chiamate “Francesca” e “Epaminondas”, scontandole verso i porti di Teheran: le imbarcazioni – hanno spiegato i miliziani – avrebbero operato “senza i permessi necessari, manomettendo i sistemi di navigazione”.
