Scuola (Foto: Pixabay)
La Svezia, tra i Paesi europei che più aveva puntato sulla digitalizzazione della scuola, sta tornando a carta e penna a causa del peggioramento registrato dagli studenti nei test PISA dell’Ocse, che misurano le competenze dei quindicenni in lettura, matematica e scienze.
Ne parla lo scrittore e docente Alessandro D’Avenia sul Corriere, spiegando che l’eccesso di strumenti digitali avrebbe inciso negativamente sulla capacità di concentrazione, sulla memoria e sull’elaborazione di informazioni complesse. Tablet e libri elettronici favorirebbero un coinvolgimento meno profondo e meno duraturo nell’apprendimento.
Scrivere a mano, leggere su carta, prendere appunti o persino scarabocchiare durante una lezione attiverebbe processi cognitivi più complessi rispetto alla digitazione su uno schermo. Il digitale non è “cattivo”, bensì uno strumento incompleto se sostituisce totalmente l’esperienza fisica della scrittura, della lettura e della manualità. La crisi dell’attenzione non riguarderebbe solo i risultati scolastici, ma anche il modo in cui i ragazzi vivono relazioni, emozioni e realtà.
