Vladimir Putin, Presidente Russia al Cremlino (ANSA-EPA 2026)
Al termine di una parata per la “Giornata della Vittoria” – ovvero la festività nazionale russa che celebra la fine della Seconda guerra mondiale e la vittoria dell’URSS contro i nazisti – che è sembrata decisamente in sordina rispetto agli abituali sfarzi del Cremlino, Vladimir Putin sembra aver aperto ufficialmente a una nuova fase della guerra in Ucraina, lasciando intendere che la sua “operazione speciale” avviata nel febbraio del 2022 si starebbe per avviare “alla conclusione”.
Un barlume, insomma, di speranza in un conflitto che sembrava essere destinato a diventare eterno, ma senza che Putin si sia effettivamente sbottonato più di molto su quello che intende con “conclusione”: non è, infatti, chiaro se la sua intenzione sia quella di premere sull’acceleratore delle trattative pacifiche, oppure su quello dell’offensiva militare definitiva; fermo restando che potrebbe anche trattarsi solamente dell’ennesima frase propagandistica.
Ancor più interessante, inoltre, è stata un’altra frase pronunciata da Putin, ricordando che “non ho mai rifiutato” alcuna trattativa con l’Unione Europea, lasciando intendere la sua intenzione di negoziare una pace con Bruxelles, indicando nell’ex cancelliere tedesco Schroeder la sua preferenza: una posizione che si unisce a quella recente di Peskov con cui ha criticato la posizione statunitense che “vuole un risultato rapido”, ritenendo inadatta la “fretta” di Trump per risolvere il “lungo e complicato” conflitto.
