Terremoto in Venezuela (X/Twitter)
Si aggrava con il passare dei giorni il bilancio del doppio violento terremoto in Venezuela che si è registrato nella giornata di mercoledì scorso, toccando una magnitudo di 7.1 nei pressi della città di Moron e di 7.5 nella vicina città di San Felipe, a poche centinaia di chilometri di distanza dalla capitale Caracas: un sisma che è stato capace di mettere letteralmente in ginocchio il Paese, da tempo al centro di una crisi economica che sta rendendo complessa la macchina dei soccorsi.
Attualmente, infatti, si stima che restino ancora più di 50mila (secondo alcune stime, addirittura, più di 68mila) persone sepolte dalle macerie del terremoto in Venezuela e gli ospedali nazionali sono al collasso per l’enorme quantità di feriti che vengono ricoverati quotidianamente; mentre il numero delle vittime accertate è pari a 1430 persone: tra questi – secondo le primissime informazioni – ci sarebbero anche quattro cittadini italo-venezuelani, le cui generalità non sono state rese note.
Nel frattempo, l’ONU ha stimato che i danni per il terremoto in Venezuela ammonterebbero – grosso modo – a 6,7 miliardi di dollari, cifra prossima al 6% del PIL venezuelano; mentre Medici senza frontiere – in prima linea per assistere i cittadini colpiti dal sisma – descrive la città di La Guaira come una vera e propria “zona di guerra” e i colleghi di UNICEF hanno lanciato l’allarme per gli oltre 680mila bambini che necessitano di assistenza umanitaria.
