La sequenza della morte di Abderrahim Fakir (ansa)
Stanno proseguendo – tra proteste e richieste di verità, in un clima descritto come “pesante” – le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir durante un intervento da parte della Polizia nel quartiere Pilastro di Bologna: indagini che si stanno attualmente incentrando sui due agenti che sono intervenuti su segnalazione di alcuni residenti e sui quattro paramedici che hanno assistito alla scena, senza intervenire neppure quando l’uomo chiedeva “aiuto”.
A rompere il silenzio in queste sono stati proprio i due agenti coinvolti nella morte di Abderrahim Fakir che – tramite il loro legale, il dottor Gabriele Bordoni – ci hanno tenuto a far sapere di essere “sconvolti, addolorati [e] attoniti” per quanto accaduto: il più giovane tra loro, infatti, ha appena 23 anni e presta servizio solamente da uno, attualmente – peraltro – con una prognosi di 12 giorni a causa di un morso assestato dalla vittima; mentre il collega – capopattuglia – ne ha 28.
Secondo il loro racconto – riferisce il legale – quanto accaduto ad Abderrahim Fakir è stato “un banale intervento sfociato in tragedia” e lo stesso avvocato ci tiene a definire “tutte corrette” le modalità con cui hanno deciso di intervenire in quella situazione: a dimostrarlo, peraltro, ci sarebbe anche il fatto che il Pilastro è un quartiere in cui i residenti avrebbero reagito con “insulti e contestazioni” in caso di un uso improprio della forza, ma in realtà – come dimostra anche il famoso video, dal quale il legale invita a diffidare se si vuole ricostruire quanto accaduto – in “quattro o cinque” sono anche scesi a supportare gli agenti.
