Governo Meloni, Comunicazioni sul Consiglio UE al Senato (ANSA 2026, Angelo Carconi)
Il Senato ha approvato in seconda lettura la riforma della legge elettorale (l’ormai noto “Stabilicum”) con 113 voti favorevoli e 71 contrari, accolto – com’era facilmente prevedibile – dalle dure proteste delle opposizioni: il testo ora passerà alla Camera in vista del voto definitivo che è atteso per il 28 settembre, con l’importante incognita dei franchi tiratori nel voto segreto.
Tra le principali novità della legge elettorale spicca l’introduzione delle preferenze parziali con liste con capolista bloccati e la possibilità di indicare massimo tre candidati; mentre, oltre al noto premio di maggioranza del 42% (70 seggi extra alla Camera e 35 al Senato), è stata eliminata la soglia del 3% per conteggiare i voti di coalizione, sono state accorpate le circoscrizioni estere ed è stata alzata a 6mila la soglia di firme per i partiti fuori dal Parlamento.
Dopo il voto in Senato, le opposizioni hanno aspramente contestato la legge elettorale, definendo a definirla una “truffa” antidemocratica, contestando soprattutto l’aumento delle firme che penalizza i nuovi progetti civici; mentre resta alto il rischio di eventuali ricorsi alla Consulta, soprattutto sul tema del massiccio premio di maggioranza.
