Premier Giorgia Meloni al Consiglio Europeo (ANSA 2026, uff. stampa P. Chigi)
Proseguono – dopo la debacle per l’esecutivo di un paio di giorni fa sull’emendamento che voleva introdurre una forma contorta di preferenze “bloccate” nel voto degli elettori – le discussioni alla Camera per la legge elettorale, con la giornata di ieri che ha visto il Parlamento votare i primi due articoli e l’emendamento del centrosinistra sul cosiddetto voto fuori sede; unitamente anche a un emendamento di Futuro Nazionale incentrato – nuovamente – sulle preferenze.
Proprio l’emendamento alla legge elettorale dei vannacciani – con un risultato quasi scontato – è stato fermamente respinto dalla Camera con ben 233 voti contrari e 139 favorevoli, con l’ipotesi (trattandosi di un voto segreto) che molti meloniani abbiano sostenuto la proposta di FN; mentre è stato – fortunatamente – unanime il parere sul voto fuori sede con tutti i 353 votanti che si sono espressi positivamente: un passo avanti importante, da tempo al centro del dibattito pubblico e politico.
Similmente, sono stati anche relativamente ampi i consensi per il primo e il secondo articolo della legge elettorale, votati positivamente da 208 dei presenti alla Camera (rispetto a 143 contrari e solo 3 astenuti): se il secondo è meramente tecnico sull’elezione dei senatori, il primo articolo è il cuore pulsante della legge che introdurrà il sistema proporzionale e il maxi-premio di maggioranza pari a 70 seggi (e 35 al Senato) nel caso in cui una coalizione ottenga almeno il 42% dei voti complessivi.
