Giallo della ricina (Foto: dal web)
Nuovo capitolo nel giallo di Pietracatella legato alla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara: gli inquirenti, infatti, hanno perquisito i due studi da commercialista di Gianni Di Vita – marito e padre delle vittime – a Pietracatella e Campobasso con una mossa del tutto inaspettata dato che l’uomo non risulta iscritto nel registro degli indagati; mentre risulta che si sia anche recato più volte in Questura per la consegna di due computer e la firma dei verbali relativi al materiale sequestrato.
Le attenzioni della Procura di Larino – che indaga sul giallo della ricina – si concentrano sull’analisi informatica di computer, pen drive e dispositivi in uso alle vittime, affidata agli specialisti della Direzione Centrale Anticrimine: gli esperti condurranno una perizia di 60 giorni per estrarre dati su abitudini, contatti, diari e storici di navigazione web per verificare l’eventuale esistenza di ricerche online sulla ricina.
Contestualmente, mentre si attendono le relazioni ufficiali del Robert Koch Institute di Berlino sulle tracce di tossina individuate nell’abitazione, gli inquirenti proseguono con le audizioni di parenti e conoscenti, valutando con crescente attenzione la pista dell’azione volontaria maturata all’interno del contesto familiare.
