Giallo della ricina (Foto: dal web)
Colpo di scena nelle indagini sul giallo di Pietracatella, la tragedia che a fine dicembre ha portato alla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara: durante un serrato interrogatorio con i PM, infatti, l’ex sindaco (nonché marito e padre delle vittime) Gianni Di Vita ha ammesso di aver tradito la moglie, fornendo l’identità dell’amante, identificata in una donna sposata con un uomo già ascoltato più volte dalla Procura; fermo restando che l’ex sindaco ha anche ribadito di non aver mai creduto che lui o i suoi familiari fossero il bersaglio di un piano omicida.
Parallelamente, le perquisizioni al centro del giallo della ricina sembrano concentrate soprattutto sul Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, frequentato dalla cugina dell’uomo: gli investigatori, infatti, hanno setacciato la rete dell’istituto alla ricerca di tracce di ricerche online sul potente veleno, acquisendo – al contempo – in modo mirato i dati del computer in uso alla cugina di Gianni Di Vita.
A complicare il quadro investigativo sulla ricina, però, emerge anche un giallo nel giallo: tra febbraio e marzo, infatti, dal plesso scolastico di Casacalenda sono stati rubati sette computer portatili, sottraendo del materiale potenzialmente prezioso alle verifiche informatiche; e mentre il fascicolo resta ancora senza indagati, gli inquirenti continuano a ricomporre i tasselli di un intreccio sempre più complesso tra vita privata e rilievi tecnici.
