Colloquio orale dell’esame di Maturità (Foto: ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)
È stato siglato in queste ore dal Ministro Giuseppe Valditara il cosiddetto “decreto Materie” che cristallizza tutte le novità emerse negli ultimi mesi sulla Maturità 2026, dando il via ufficiale alla corsa che si concluderà il prossimo 18 giugno quando studenti e studentesse torneranno per l’ultima volta (o meglio, le ultime tre volte) tra i banchi che hanno abitato nell’arco degli ultimi cinque anni: una Maturità 2026 che segna al contempo un ritorno al passato – soprattutto perché si abbandona il nome di “Esame di Stato” a favore della precedente denominazione – e un proiettarsi nel futuro.
La Maturità 2026, infatti, non sarà più una mera verifica dell’acquisizione delle competenze accademiche da parte dello studente, perché la commissione (quest’anno ridotta a soli cinque docenti, includendo nel computo anche il Presidente) dovrà verificare anche l’acquisizione di un’effettiva “maturità” in senso sociale da parte del candidato; ovviamente, però, senza mettere da parte l’aspetto accademico dell’esame.
Le prime due (o tre, a seconda dell’indirizzo) prove della Maturità 2026 non cambieranno di una virgola rispetto al passato e la maggior parte delle novità si concentrano nell’orale: gli studenti, infatti, non dovranno presentare alcuna tesina o elaborato, ma si confronteranno solamente su quattro materie – già annunciate dal MIM – per arrivare a una valutazione finale sul “Pecup”, ovvero il “profilo educativo culturale e professionale dello studente”; e mentre una scena muta comporterà l’automatica bocciatura del candidato, se si arriverà alla Maturità 2026 con 6 in condotta (valore minimo per accedervi) si dovrà anche discutere un elaborato critico.
