Messico (Ansa)
Quanto accaduto in Messico nelle ultime ore, con l’uccisione del boss narcotrafficante El Mencho, serviva soprattutto a evitare che nel paese sudamericano si ripetesse quanto già accaduto in Venezuela qualche mese fa: a dirlo è il docente di criminologia Francesco Calderoni in un’intervista rilasciata a ilSussidiario.net, nella quale spiega che – per quanto sicuramente importante – l’operazione messa in piedi dal governo del Messico avrà effetti piuttosto limitati.
Partendo proprio da qui, infatti, Calderoni ricorda che storicamente in Messico – ma anche in qualsiasi altra realtà simile – la morte di un boss del narcotraffico ha generato “reazione violente” che poi si sono “riassorbite” rapidamente, con il potere dei boss della droga che si è riassestato arrivando all’elezione di un nuovo leader: capitò, infatti, dopo l’arresto di El Chapo e – in modo del tutto identico – dopo l’era di El Mayo e lo stesso accaderà anche con El Mencho.
Al di là di questo, però, sicuramente più significativo è il fatto che il Messico – sempre secondo Calderoni – avrebbe arrestato il narcotrafficante soprattutto per “mostrare una certa reattività rispetto alle pressioni di Trump”, evitando di incorrere in un’operazione simile a quella venezuelana: il tycoon, infatti, vuole la completa interruzione della “produzione di fentanyl” e seppur la morte di El Mencho non sarà veramente risolutiva, può trasformarsi in un successo politico per la presidente Claudia Sheinbaum Pardo.
