Il presidente siriano al Sharaa, ex jihadista (Ansa)
In una Siria che sembrava procedere verso una positiva stabilizzazione degli equilibri di forza grazie alla guida di Al Sharaa, le tensioni tornano a salire dopo l’uccisione di undici ufficiali governativi su ordine dell’esponente dell’ISIS Abu Hudhayfa al Ansari, a lungo ritenuto morto: una situazione, insomma, che secondo Sherif El Sebaie – intervenuto sulle pagine de ilSussidiario.net – resta “esplosiva”, con il rischio che si inneschi una nuova guerra civile dopo quella – eterna – che liberò la Siria dalla famiglia Assad.
Secondo El Sebaie, infatti, il principale problema della Siria attualmente è legato alla fuga di – con stime “al ribasso” – 2mila miliziani dell’ISIS dalle prigioni della zona curda, pronti a muovere guerra contro un loro stesso “ex esponente che ha rotto con quella esperienza e con Al Qaeda”, ma non con quelle stesse ideologie che portano avanti: gente – i miliziani dell’ISIS – che “fatica a moderarsi”, come dimostrano i recenti attacchi contro “drusi e cristiani”.
Non solo, perché un’ulteriore complessità in Siria è dettata – spiega sempre El Sebaie – dal fatto che Al Sharaa stia guidando “un’alleanza labile”; il tutto con il rischio che la rinascita dell’ISIS si estenda anche al vicino Iraq “dove gli USA hanno trasferito 5.700 prigionieri”, pronti – in caso di evasione – a tornare a colpire l’Europa, sempre che non si assista a un nuovo intervento da parte dei Paesi occidentali qualora la situazione precipitasse.
