Proteste Iran anti-USA e Israele (ANSA-EPA 2026)
Con un attacco all’Iran che ha sempre più l’aria di poter diventare una vera e propria guerra di ampia portata, specialmente dopo che Trump ha lanciato pubblicamente l’idea di passare dagli attacchi aerei e missilistici a quelli da terra, inviando le sue truppe sul suolo iraniano, Riro Maniscalco in un intervento pubblicato sulle pagine de ilSussidiario.net ha notato come il durissimo periodo statunitense in Afghanistan non sembri aver insegnato nulla al tycoon; neppure – forse soprattutto – ad ascoltare la gente comune che dovrebbe guidare.
Chiaro è – evidenzia Maniscalco – che dietro alla scelta di Trump di attaccare l’Iran ci sia anche un “consenso interno che gli sta sfuggendo come sabbia tra le dita”, ignorando che ora la maggioranza del popolo statunitense si stia “domandano il perché di questa nuova guerra”, temendone (com’è ovvio che sia) “le conseguenze” dirette e indirette; specialmente se all’equazione si aggiunge il fatto che da tempo “gli iraniani stavano negoziando una riduzione dei loro programmi atomici”, di fatto ascoltando le richieste statunitensi.
Resta, peraltro, da capire se spetti legalmente a Trump la decisione di “lanciare di sua esclusiva iniziativa azioni militari” più ampie sul territorio dell’Iran, con la Costituzione USA che prevede che sia esclusivamente appannaggio del Congresso “dichiarare guerra”; ma certo è – conclude Maniscalco – che “l’amaro ventennio in Afghanistan e i 2.500 soldati americani che lì hanno lasciato la vita”, senza riuscire a rendere veramente “il mondo migliore”, non sono stati una lezione sufficiente per impedire a Trump un nuovo pantano bellico.
