Rafael Grossi, direttore generale dell'AIEA (Ansa)
In queste ore in cui i leader mondiali (soprattutto in Francia) sono tornati a parlare della minaccia nucleare, il direttore generale dell’AIEA Rafael Grossi ha nuovamente messo un punto fermo sulla questione dell’Iran, negando – come fece già lo scorso giugno, in occasione della guerra dei 12 giorni – che Teheran avesse avviato un vero e proprio programma per costruire la bomba nucleare: una tesi che, insomma, smentirebbe parzialmente le giustificazioni addotte da USA e Israele per l’attacco dei giorni scorsi che ha dato il via alla guerra.
Secondo Grossi, infatti, allo stato attuale l’AIEA non avrebbe trovato nessuna prova sull’esistenza di un “programma sistematico e strutturato” per la costruzione dell’ordigno da parte dell’Iran, pur ritenendo comunque “allarmante” il fatto che già a giugno gli ayatollah avessero raggiunto il “60% di arricchimento dell’uranio”: tale soglia, infatti, seppur non sia sufficiente per costruire una bomba, non avrebbe neppure nessuna reale implicazione civile.
Resta comunque – spiega ancora Grossi – il tema dell’uranio attualmente in possesso dell’Iran: nella guerra dei 12 giorni, infatti, non fu distrutto e attualmente si trova ancora in qualche cunicolo sotterraneo di Teheran, utile – se arricchito fino al 90% – per costruire almeno “10 testate”; così come ritiene che le “centrifughe” iraniane abbiano continuato a girare ininterrottamente da giugno a questa parte, cercando di raggiungere quel livello critico.
