Guerra in Iran (Ansa)
Intervenuto sulle pagine de ilSussidiario.net, l’analista geopolitico Nima Baheli ha analizzato l’attuale guerra in Iran, accendendo un riflettore su quelli che sono i reali obiettivi degli USA nell’area mediorientale, ben distanti dalla semplice lotta contro l’arricchimento dell’uranio per la quale sarebbe bastato siglare quell’accordo che era già in discussione prima dell’attacco: un obiettivo che – secondo Baheli – ha mosso anche le azioni di Trump in Venezuela e probabilmente determinerà il futuro geopolitico del mondo.
Secondo Baheli, infatti, dietro alla guerra in Iran – oltre all’ovvio supporto fornito a Tel Aviv, che punta ad affermarsi come leader nell’area mediorientale – ci sarebbe la volontà di “contrastare la Cina”, evitando che diventi “una potenza in grado di scalfire il ruolo egemone degli USA a livello globale”: lo dimostra – tra gli altri – il fatto che il primo obiettivo USA sia stato “il porto iraniano di Chahbahar”, centrale per la Via della Seta e secondo l’analista ci si può aspettare che in un futuro neppure troppo lontano, Trump colpisca “il porto oceanico peruviano di Chancay”.
Al di là delle valutazioni anti-cinesi di Trump, però, secondo Baheli nell’apparato strategico statunitense si è commesso un grave errore di sottovalutazione delle capacità di Tehern: già allo scoppio della guerra in Iran, infatti, il regime ha reagito immediatamente con “blocchi sulle strade [e] misure di sicurezza nelle province”, mostrando la sua capacità di reazione; mentre anche i vertici politici si sono mostrati reattivi, già preparati dallo stesso Khamenei al suo possibile decesso fin dalla guerra dei 12 giorni.
