Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Ansa)
La Turchia di Recep Tayyip Erdogan sta cercando di mantenere una posizione di equilibrio nella crisi tra Usa e Israele con l’Iran, puntando soprattutto alla de-escalation regionale. Nonostante alcune dichiarazioni di parlamentari israeliani che ipotizzano Ankara come possibile prossimo avversario dopo Teheran, secondo Valeria Giannotta, direttore scientifico dell’Osservatorio Turchia del CeSPI, lo scenario di uno scontro diretto tra Israele e Turchia appare poco realistico. Nell’intervista a IlSussidiario.net ha spiegato che i rapporti tra i due Paesi restano complessi ma storicamente non sono stati mai completamente interrotti.
La Turchia mantiene canali aperti sia con Washington sia con Teheran e ha svolto un ruolo di ponte diplomatico tra le richieste americane e le risposte iraniane. Gli Stati Uniti, secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, avevano informato Ankara già da tempo della possibilità di un attacco contro l’Iran, segno di un dialogo diretto tra i due Paesi. Allo stesso tempo la Turchia conserva relazioni pragmatiche con l’Iran, con cui condivide una lunga frontiera e importanti scambi economici.
La priorità di Erdogan è evitare che il conflitto si allarghi e soprattutto non essere trascinato nella guerra. Per questo Ankara ha chiarito che non concederà l’uso delle basi militari turche agli Usa per operazioni contro l’Iran. Nel frattempo, la diplomazia turca mantiene contatti con i Paesi del Golfo e con l’Unione Europea per favorire una soluzione negoziale, ma restano elementi di rischio, come il possibile coinvolgimento dei curdi iraniani in azioni contro il regime di Teheran, scenario che Ankara teme perché potrebbe riaccendere tensioni lungo i propri confini.
