Primo giorno di scuola al liceo Newton di Roma, oggi 12 settbre 2011 a Roma. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
La dispersione scolastica implicita è una delle criticità più importanti del sistema educativo italiano, soprattutto se si osservano le differenze tra studenti italiani e stranieri. Stando ai dati dell’ultimo report INVALSI, il fenomeno riguarda l’11,6% degli studenti, quindi completano il percorso scolastico ma non raggiungono le competenze minime previste in materie fondamentali come italiano e matematica.
Il dato diventa particolarmente significativo se si tiene conto degli studenti con background migratorio: tra gli stranieri di prima generazione, cioè nati all’estero e inseriti successivamente nel sistema scolastico italiano, la dispersione implicita raggiunge il 22,5%, circa il doppio rispetto agli studenti italiani.
Il fenomeno della dispersione implicita non coincide però con l’abbandono scolastico, ma riguarda gli studenti che arrivano al diploma senza aver acquisito le competenze di base necessarie per proseguire gli studi o affrontare il mondo del lavoro. Circa uno studente su 12 termina il percorso di istruzione obbligatoria senza una preparazione adeguata.
Il documento evidenzia anche forti differenze territoriali e di indirizzo scolastico: nei licei la dispersione implicita resta sotto il 4%, invece negli istituti professionali sfiora il 23%. Ma anche il divario geografico pesa: al Nord i valori restano sotto il 5%, in diverse regioni del Sud superano il 10%.
La situazione cambia tra gli studenti stranieri di seconda generazione, cioè nati o cresciuti in Italia, perché il tasso scende al 10,4%, una percentuale molto vicina a quella degli studenti italiani. Il sistema scolastico riesce a ridurre il divario nel tempo, ma bisogna rafforzare politiche di integrazione e sostegno linguistico per gli studenti appena arrivati nel Paese.
