Sergei Lavrov, Ministro degli Esteri Russia: sullo sfondo il Presidente Vladimir Putin (ANSA-EPA 2025)
La crisi tra Usa e Iran si è inasprita ulteriormente nelle ultime ore tra minacce e duri attacchi verbali: il presidente americano Donald Trump ha alzato il livello dello scontro, minacciando raid contro centrali elettriche e ponti iraniani se Teheran non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro martedì. Dopo l’ultimatum delle 48 ore, il linguaggio della Casa Bianca si è fatto ancora più duro, evocando conseguenze devastanti.
La risposta iraniana non si è fatta attendere: il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha accusato Trump di voler trascinare il suo Paese “in un inferno”, avvertendo che l’intera regione potrebbe incendiarsi in caso di escalation. Per Teheran l’unica via è il rispetto dei propri diritti e la fine delle ostilità.
Nel botta e risposta si inserisce la Russia, con il ministro degli Esteri Sergey Lavrov che, in colloquio con l’omologo iraniano Abbas Araghchi, ha invitato Washington ad abbandonare il “linguaggio degli ultimatum” e a tornare al negoziato. Ma la situazione resta precaria e fragile, tra minacce di azioni militari imminenti e una retorica sempre più aggressiva e appelli alla de-escalation e tentativi diplomatici.
