Protesta anti-Trump in Iran (Ansa)
Anche se in nottata scadrà ufficialmente l’ultimatum di Trump sulla riapertura di Hormuz, secondo il generale Maurizio Boni – intervento in queste ore sulle pagine de ilSussidiario.net – quella “distruzione totale” dell’Iran annunciata dal tycoon è la solita strategia comunicativa del Presidente statunitense, più strumentale che veritiera, fine a guidare una trattativa alla quale arriva in una condizione di netto svantaggio.
Secondo Boni, infatti, la soluzione per la guerra in Iran è piuttosto simile a quello che sta succedendo in seno al “conflitto russo-ucraino”, con alcuni attori in gioco – anche esterni al regime di Teheran – che difficilmente rinunceranno a “imporre la propria visione del dopo-conflitto”: in tal senso, per gli USA le opzioni sul tavolo sono piuttosto limitate, tra “dichiarare vittoria” in modo falso “perdendo la faccia”, aprire alle trattative con uno stato che “non ha alcun interesse a negoziare”, oppure “dare il via all’escalation, rischiando di arrivarci senza missili a sufficienza”.
In ogni caso, comunque vada la guerra in Iran, secondo Boni è già chiaro che il risultato sarà tutt’altro che positivo per gli USA, con gli equilibri di potere in Medio Oriente che saranno pesantemente ridefiniti: si creerà – secondo il generale – “un nuovo mondo, in cui sarà molto difficile fidarsi degli americani”, con la Cina che sta già muovendo degli importanti passi per assumere sempre più importanza nell’area, a discapito di chi “si sta rovinando con le proprie mani”.
