Taipei, capitale di Taiwan (Ansa)
Con una mossa (apparentemente) sorprendente che si inserisce in circa un decennio di mancati contatti diplomatici, in questi giorni la leader del partito Kuomintang – il principale di opposizione nel governo di Taiwan – Cheng Li-wun, ha intrapreso un lungo viaggio in Cina, recandosi innanzitutto a Shanghai e, successivamente, anche a Pechino: un tema del quale ha ragionato Elisa Querini – responsabile del desk Asia e Pacifico del CeSI – sulle pagine de ilSussidiario.net, spiegando cosa significhi veramente questo viaggio.
Il primo elemento da notare, secondo Querini, è che l’incontro si inserisce in un momento storico in cui la Cina “ha aumentato la propria pressione militare” sull’isola e Taiwan sta discutendo su un aumento di “40 miliardi per la difesa” fortemente sostenuto dal governo filo-statuntense: in tal senso, il viaggio potrebbe essere letto come un tentativo di “eliminare le tensioni (..) accumulate” tra i due paesi, sfruttando – peraltro – anche la distrazione degli USA in Medio Oriente.
Secondo Querini, insomma, l’incontro potrebbe essere un tentativo (anche politico) dell’opposizione di risolvere la storica contesa territoriale di Taiwan da parte della Cina, aprendo – potenzialmente – a un doppio accordo di collaborazione dal punto di vista “energetico”, dato che l’isola può fornire enormi quantità di rinnovabili, e – forse soprattutto – in materia di “semiconduttori e chip”; fermo restando che, al di là delle minacce, in Cina “lo scenario militare viene preso in considerazione con molta cautela”.
