Donald Trump e JD Vance (Foto: ANSA-EPA 2025)
Con un copione ampiamente previsto dalla quasi totalità degli osservatori internazionali, il primissimo round di negoziati tra USA e Iran si è concluso con un sonoro nulla di fatto, annunciato dal vicepresidente statunitense JD Vance al suo rientro dal Islamabad nella serata di ieri: un risultato – appunto – ampiamente atteso dato che quasi mai i negoziati riescono a raggiungere un punto di intesa nel corso del primo incontro tra i mediatori.
Dal canto suo, Vance ha spiegato che dietro al fallimento nei negoziati ci sarebbe soprattutto il fermo rifiuto di Teheran di “abbandonare definitivamente l’arma nucleare”, ritenuto “l’obiettivo centrale” degli Stati Uniti in questa fase; mentre dal canto di Teheran, si è parlato solamente di richieste “irragionevoli” da parte dei mediatori statunitensi, senza aggiungere ulteriori dettagli, se non la speranza che i prossimi round producano dei risultati concreti.
Proprio il nucleare, insomma, sembra essere il pomo della discordia tra USA e Iran e per sapere se i negoziati produrranno effetti dovremo attendere fino al prossimo incontro; mentre un risultato già emerso dal tavolo di Islamabad sembra essere quello del congelamento temporaneo dei transiti a Hormuz: in mattinata, infatti, non si è registrato alcun attraversamento e – addirittura – due petroliere hanno fatto anche marcia indietro dopo aver raggiunto lo Stretto.
