L'attentato a Trump (Ansa)
Già ampiamente diffusa nell’immediatezza dell’attentato a Trump, adesso la teoria del complotto secondo cui fu una messinscena – o, come si direbbe negli USA, un “inside job” – sembra trovare numerosi sostenitori anche all’interno di quel mondo MAGA, sempre più critico nei confronti di un presidente che – fino a questo momento – ha tradito praticamente tutte le promesse elettorali che aveva fatto, partendo dall’economia e arrivando (soprattutto) alle guerre.
Facendo un passo indietro, è utile ricordare che l’attentato a Trump risale al luglio del 2024 in uno dei momenti più importanti della sua campagna elettorale: secondo la versione ufficiale, mentre il tycoon si trovava sul palco di un comizio a Butler – in Pennsylvania – da un tetto poco distante il 20enne Thomas Crooks sparò nella sua direzione, ferendolo a un orecchio (assieme ad altri due manifestanti) e uccidendo un civile che si trovava sulla linea di tiro.
A far tornare in auge le teorie del complotto sull’attentato a Trump ci ha pensato l’ex direttore dell’antiterrorismo USA Joe Kent secondo il quale – pur senza prove – l’FBI avrebbe condotto in maniera approssimativa le indagine, insabbiando la verità : la teoria sembra essere piaciuta e da quel momento è stata ripresa anche da molti altri esponenti del mondo MAGA, tra Tucker Carlson, Tim Dillon, Candace Owens e Mike Cernovich.
