Urusula von der Leyen con gli industriali ad Alden Biesen (Foto: ANSA-EPA/OLIVIER HOSLET)
A ridosso della presentazione ufficiale del piano contro la crisi energetica messo a punto nelle ultime settimane – soprattutto dall’inizio della crisi a Hormuz in poi – dalla Commissione UE, emergono anche i primi dubbi sulle modalitĂ di finanziamento del progetto, perchĂ© nonostante (secondo alcuni esperti e commentatori) non contenga misure particolarmente incisive, i costi sono valutati in svariati miliardi di euro.
Procedendo per ordine, è bene ricordare che il fulcro attuale del piano europeo contro la crisi energetica sembra essere posto soprattutto sulla riduzione dei consumi e sul progressivo abbandono delle fonti fossili (acquistate dall’estero) a favore dell’energia elettrica prodotta internamente dalle rinnovabili: tra le ipotesi, infatti, è spuntata anche una possibile riduzione delle tasse sull’energia, probabilmente accompagnata da un aumento di quelle sui combustibili fossili.
Complessivamente, la Commissione UE ipotizza che il piano contro la crisi energetica dovrebbe costare all’incirca 660 miliardi di euro all’anno, fino al 2030: da Bruxelles fanno sapere che i fondi dovrebbero essere giĂ disponibili e pronti allo sblocco, ma nel frattempo si sta provando anche a mobilitare i capitali privati, con un vero e proprio tesoretto che è stimato a circa 12mila miliardi di euro – in larghissima parte inutilizzati – fermi nelle tasche degli investitori istituzionali.
