Mojtaba Khamenei, nuovo Ayatollah Iran dopo la morte del padre (ANSA 2026, foto X Khamenei)
Un leader invisibile, isolato e fisicamente debilitato, il cui potere scivola nelle mani dei militari: è quanto emerge dalle ricostruzioni internazionali sulla situazione in Iran dopo l’ascesa di Mojtaba Khamenei, diventato guida del Paese in circostanze ancora avvolte da molte ombre. Secondo fonti citate dal New York Times, il nuovo leader vivrebbe in condizioni di salute precarie dopo essere rimasto ferito durante attacchi aerei. Tra operazioni chirurgiche, ustioni e difficoltà nel parlare che ne limiterebbero la capacità di esporsi pubblicamente, comunica con l’esterno tramite attraverso messaggi scritti, recapitati tramite intermediari, in un sistema che ricorda dinamiche clandestine, i cosiddetti “pizzini”, più che istituzionali.
Ma a prescindere dalle condizioni personali, il dato politico più importante riguarda l’equilibrio interno al potere: sempre più analisti indicano come vero centro decisionale i Pasdaran, quindi la leadership militare, di fatto, sta orientando le scelte del Paese, dalla sicurezza alla politica estera. Mohammad Bagher Ghalibaf e il presidente Masoud Pezeshkian stanno cercando di trasmettere un’immagine di unità , respingendo l’idea di divisioni interne, ma diverse fonti parlano di tensioni tra ala militare e componente più pragmatica, con questi ultimi progressivamente marginalizzati nelle decisioni chiave.
Il risultato è un sistema sempre più sbilanciato verso una gestione collettiva e militarizzata del potere, con la figura della guida suprema indebolita e distante. I negoziati e le scelte sullo Stretto di Hormuz sono terreno di confronto interno.
