Il presidente USA Donald Trump (Ansa)
Gli Usa rischiano di trovarsi impreparati in un eventuale confronto con la Cina, non per mancanza di tecnologia, ma per le scorte di armi: il nodo riguarda soprattutto i missili a lungo raggio, fondamentali in un eventuale conflitto nel Pacifico. Secondo analisi del Pentagono citate dal New York Times, avrebbero consumato in pochi giorni di operazioni belliche quantità di munizioni pari a diversi anni di produzione.
Questo significa che una guerra “secondaria”, come quelle in Medio Oriente, può intaccare la capacità di deterrenza verso la Cina. È proprio questa la preoccupazione espressa anche da ambienti vicini a Taiwan: se le scorte Usa si riducessero troppo, la capacità di difendere l’isola da un’eventuale offensiva cinese potrebbe indebolirsi.
La produzione di armamenti avanzati, come missili da crociera o sistemi di precisione, richiede tempi lunghi e filiere complesse. Anche aumentando gli investimenti, servono anni per ricostituire arsenali di quel tipo. Nel frattempo, la Cina continua a rafforzare le proprie capacità militari, aumentando la spesa e l’espansione sia navale sia missilistica. Si crea così un possibile squilibrio: Washington resta tecnologicamente superiore in molti ambiti, ma rischia di non avere abbastanza “massa” operativa in caso di conflitto prolungato.
