Crans Montana, fermo immagine da video polizia cantonale del Vallesse sui soccorsi (Foto 2026 ANSA/ UFFICIO POLIZIA CANTONALE DEL VALLESE)
Sembra aprirsi un’ampia frattura diplomatica tra Svizzera e Italia collegata alla – tristemente nota – strage di Crans-Montana che si unisce a quella che seguì alle primissime fasi dell’indagine, quando le autorità politiche italiane si lamentarono con Berna di un atteggiamento ritenuto eccessivamente permissivo nei confronti dei due principali indagati, ovvero i coniugi Moretti: l’attuale crisi, invece, sembra essere legata al nodo dei rimborsi sulle spese mediche.
Infatti, dopo la diatriba dei giorni scorsi sull’invio delle fatture da parte dell’ospedale di Sion a tre delle famiglie dei ragazzi coinvolti nella strage di Crans-Monatana che furono ricoverati in Svizzera, l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado aveva chiesto un incontro con il presidente del Cantone Vallese Mathias Reynard per trovare una soluzione sulle spese ospedaliere: incontro che avrebbe prodotto tutt’altro che i risultati sperati.
Cornado, infatti, ha spiegato che Reynard avrebbe detto di non avere “spazio di manovra” per farsi carico delle spese mediche per la tragedia di Crans-Montana dei cittadini italiani ricoverati a Sion, ipotizzando l’invio di una fattura da circa 108mila euro alle autorità italiane: spese – ha chiarito Cornado – che l’Italia non intende pagare, appellandosi alla reciprocità per aver curato a Milano “due cittadini svizzeri” per diverse settimane, in modo completamente gratuito.
